Cronache e storie


ELOGIO DELLA PIOGGIA
di Cesare Gardini

Cesare Gardini Cesare Gardini è stato uno dei primi in Italia a volare con una mongolfiera ottenendo il brevetto nel 1981. In precedenza aveva volato in deltaplano e in autogiro. Istruttore dal 1985 è stato tra i fondatori dell'APAI (Associazione piloti di aerostato italiani) istituita già nel 1980. Ha partecipato a diverse edizioni dei campionati italiani, europei e mondiali. E' molto noto nell'ambiente aerostatico italiano per le sue prese di posizione nette ma mai gratuite e i suoi giudizi sferzanti ma mai banali che per anni ha dispensato dalle pagine del suo "Taccuino aerostatico". Il testo che segue è stato pubblicato nel giugno 1994 sul n.74 del Taccuino.

Da quando sono proprietario di una mongolfiera, odio il sole radioso del primo mattino, il cielo terso e cristallino, la brezza tersa che sa di primavera, lo stormire delle fronde, il dinamismo della luce all'insegna dell'oggi si vola: stereotipi da "Fiesta". I miei occhi ne sono feriti. Il mio animo ne risente.
Chi ha macinato soldo su soldo, ogni giorno, ogni mese, ogni anno, ha paura degli orizzonti illimitati spalancati alla luce dove sciorinare il proprio amato pallone. Le basse nuvole scure incombenti me lo salvano e mi rassicurano. Amo la pioggia. Amo contemplare la mia macchina volante racchiusa in un sicuro garage.
Potere e non volare.
La verità e che ho cominciato a pensare da avaro.
Alzarsi quando ancora fa buio e scoprire che il volo non si può fare è il massimo del mio godimento. Ho scoperto che volare solo per volare non ha alcun senso. Meglio rimandare e stare a guardare dalla finestra.
Perché, ragazzi miei, occorre cominciare a distinguere il grano dal loglio. Se si fa marciare un meccanismo da settanta, ottanta milioni bisogna che ci siano dei buoni motivi; e che ci piacciano, anche. E che durino, anche. Non mi va di salire sul palcoscenico e mettere in moto tutta la macchina del teatro (macchinisti, elettricisti, costumisti, buttafuori, suggeritori, registi, amministratori e che più ne ha più ne metta) solo per sentire rimbombare i propri passi sull'impiantito. E bisogna essere sicuri che tutto fili liscio per non rovinare e perdere quel po' po' di patrimonio.
E' irresponsbile dire: ma adesso non piove più.
I prati sono bagnati e l'involucro si ammolla al decollo, cuoce in volo e si ribagna all'atterraggio per poi rimanere una settimana ad ammuffire nel suo sacco. Se poi ti impantani (e Dio solo sa quante volte mi è capitato) il tuo furgone fuma sotto i tentativi dei benintenzionati che te lo sbiellano.
E' facile, per quelli che se ne stanno al di fuori della proprietà, tranciare pareri sulla decisione di volare o non volare.
Recentemente un noto giornalista molto vicino ai nostri affari mi diceva: pensa che sfiga, se si fosse riusciti a decollare solo un minuto prima dell'arrivo del vento, avremmo potuto fare un volo magnifico.
Ma ringrazi il cielo di non essersi trovato in volo con quella bufera di vento. Nemmeno lo ha sfiorato il dubbio di quanto sarebbe stato disastroso l'atterragio.
E come lui, quanti piloti si rammaricano di non riuscire a decollare per il troppo vento? O sono degli irresponsabili o la mongolfiera non è la loro.
Un involucro strappato o un furgone fuori uso sono milioni di cocuzze che se ne vanno.
Ed allora, se si deve usare un mezzo così delicato come una mongolfiera, lo si faccia con un riscontro di piacere, di sicurezza ed interesse che ne valgano la pena.
Pagare un prezzo qualsiasi per difendere un punteggio in una gara mi pare molto più dannunziano che non esibirsi di fronte allo stesso pubblico che novanta anni fa incitava Delagrange a volare.

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