Tecnica/2

Il pallone a gas

Quando si pensa alle mongolfiere l'immaginario collettivo evoca immediatamente l'immagine di un pallone di forma sferica riempito di un gas più leggero dell'aria, con una navicella a cui sono appesi tutti intorno sacchetti di sabbia. Ma questo, in effetti, è l'aspetto del pallone a gas, non della mongolfiera propriamente detta che per volare utilizza l'aria naturale riscaldata per mezzo di un bruciatore.
I palloni a gas rappresentano un capitolo fondamentale della storia del volo "più leggero dell'aria" avendo di fatto dominato per tutto l'Ottocento e per la prima metà del Novecento. Oggi, invece, solo un ristretto gruppo di piloti, continua a dedicarsi a questo tipo di aeromobile penalizzato soprattutto del costo del gas utilizzato (elio o idrogeno). Basti pensare che ogni anno in tutto il mondo a fronte di centinaia di migliaia di voli realizzati con mongolfiere, i voli con palloni sono solo qualche migliaio e forse meno. Tuttavia con i palloni a gas si disputa la prima e più antica gara di volo in aerostato, la Coupe Gordon Bennet, gara di lunga distanza nata oltre un secolo fa e che si svolge ogni anno.

In Italia attualmente si contano solo due licenze di pilotaggio di pallone a gas. I costi di esercizio molto elevati e la complessità di allestimento di questo particolare tipo di volo non contribuiscono a favorine la diffusione. Nel nostro Paese questa specialità del volo aerostatico viene tenuta in vita dal Com.te Enzo Cisaro che è anche l'unico istruttore italiano.

La cesta di un pallone a gas pronto per il decollo. Il gas più adatto al volo di un pallone è l'idrogeno in quanto si tratta dell'elemento più leggero esistente in natura. Quando si parla di idrogeno a proposito del volo aerostatico a tutti vengono in mente le terrificanti immagini del disastro del dirigibile "Hindenburg". Effettivamente l'idrogeno richiede alcune particolari precauzioni per il suo impiego, dovute alla sua caratteristica di essere infiammabile ed esplosivo. Per smentire la cattiva fama che questo gas si porta dietro, e senza scomodare l'industria automobilistica che da tempo lo ha preso in seria considerazione quale sostituto della benzina, basta considerare che esso Ŕ stato il gas di riempimento del novanta per cento delle Coppe Gordon Bennet e dei campionati mondiali di questa specialitÓ disputati nel corso di quasi cento anni. A tutt'oggi non risulta che ci sia stato mai il minimo incidente dovuto all'impiego dell'idrogeno. L'elio, al contrario, è un gas inerte e quindi assolutamente sicuro ma presenta un costo proibitivo.

Il pallone a gas è formato da un involucro di forma sferica. Sulla sommità dell'involucro si trova una grande valvola a paracadute molto simile a quella delle mongolfiere, mentre al di sotto si trova una appendice, vale a dire una manica per la fuoriuscita del gas. All'involucro è appesa una navicella di vimini intecciato collegata al cerchio di carico, un anello a cui fanno capo i cavi di sostegno che costituiscono una rete che racchiude l'involucro. Nell'ultimo decennio anche i palloni a gas hanno subito una notevole evoluzionze tecnica. La quasi totalità dei palloni a gas impiegati nelle ultime edizioni della Coupe Gordon Bennet appartengono al tipo cosiddetto "Netless" (vale a dire "senza rete") in cui i cavi di sostegno della cesta sono direttamente fissati all'involucro.

I palloni a gas possono essere a volume costante o a volume variabile. Nel primo tipo, che sono quelli usati abitualmente nel volo da diporto e sportivo, il gas può fuoriuscire liberamente dall'involucro man mano che aumenta la quota di volo: la pressione atmosferica diminuisce, il gas si espande e per evitare la lacerazione dell'involucro a causa di un aumento eccessivo della pressione interna il gas in eccesso viene liberato attraverso l'appendice. Nel tipo a volume variabile, invece, utilizzato per la prima volta nel 1910 dall'italiano Mario Piacenza, l'involucro è abbastanza grande da compensare l'espansione del gas al diminuire della presione atmosferica.

Ultime fasi del gonfiaggio del pallone a gas I-OECM della Aeronord Aerostati. Per volare il pallone viene riempito con il gas in maniera da ottenere una spinta ascensionale superiore al peso complessivo dell'aerostato. Questa spinta viene compensata dal peso della zavorra costituita generalmente da sabbia contenuta in appositi sacchetti appesi all'esterno della navicella. La navigazione di un pallone a gas è quindi il risultato di un accorto uso della valvola che libera il gas per abbassarsi e di scarico della sabbia per innalzarsi. Ognuna di queste manovre causa ovviamente la perdita di gas o di sabbia che non possono essere più recuperati. Il volo termina quando la zavorra rimanente permette di ottenere una discesa e un atteraggio controllati. Al termine del volo il gas ancora contenuto nell'involucro viene definitivamente liberato.

Una peculiarità del pallone a gas è costituita dalla "guide rope", una corda lunga almeno trenta metri ideata dal grande aeronauta Francesco Zambeccari alla fine del '700. La "guide rope" svolge alcune importanti funzioni: orienta il pallone durante l'atterraggio; rallenta la discesa al suolo del pallone; funziona da freno rallentando la velocità del pallone; in zone prive di ostacoli naturali o artificiali può essere lasciata strisciare sul terreno ottenendo così una funzione equilibratrice consentendo al pallone di mantenere una quota costante senza agire sul gas o sulla zavorra.

Rispetto alla mongolfiera il pallone a gas presenta un costo di esercizio più elevato, maggiore difficoltà di pilotaggio e una preparazione più complessa. Di contro l'autonomia di volo di un pallone a gas è nettamente maggiore di quella di un pallone ad aria calda. Inoltre il pallone a gas ha una maggiore capacità di sollevamento a parità di volume e offre la possibilità di volare in un silenzio totale.

Assistere al decollo di un gruppo di palloni a gas nel cuore della notte per partecipare ad una gara di lunga distanza come la Coupe Gordon Bennet è un'esperienza unica e affascinante. Gli aerostati prendono il volo in assoluto silenzio, a pochi minuti l'uno dall'altro, il buio è squarciato solo dai riflettori a terra che seguono le prime fasi del volo e ben presto di questi maestosi aerostati restano solo, in lontananza, le luci di via che lampeggiano nell'oscurità fino a confondersi con le stelle.

Nota: Aerostati.It ringrazia il Com.te Enzo Cisaro per le informazioni fornite per questo capitolo.

I palloni a gas partecipanti alla Coppa Gordon Bennett 2006 (Foto Antonio Biasioli)

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